L'informazione è femminaCRONACHE MIGRANTIDonne fuori dai luoghi comuniPrima Convention delle reti indipendenti di giornaliste con ottica di genere e delle associazioni mediterranee
Scambio di esperienze e propositi di cooperazione. di Mariangela Riontino Donne di entrambe le sponde del Mediterraneo (e non solo) hanno costituito, in questi giorni, una tavola rotonda per discutere sul ruolo del mondo femminile nella società moderna e sulla sua rappresentazione da parte dei mezzi di comunicazione. Queste donne, oltre a mostrarsi esse stesse personalità forti e attive nel loro ruolo di giornaliste o di associazioniste, grazie ai loro racconti, hanno aperto finestre su realtà a noi sconosciute o note attraverso il filtro dell’informazione. Un filtro più volte messo in discussione non solo per l’agenda setting adottata dai news media, ma anche per il modo in cui vengono trattate le notizie. A tal proposito Suzanne Diku, Presidente dell’Associazione Donne Congolesi in Italia, si domanda: «Non capisco cosa muova il mondo: se il sostegno ai popoli e alla democrazia o altro. Chiedo alle giornaliste di raccontare notizie vere». Uno sguardo sull’Albania, dove il mondo femminile si trova a dover combattere lo stereotipo della donna rurale e arretrata; un’immagine che all’estero diventa quella degli anni ’90, della donna vittima della tratta umana (schiava, prostituta). Diana Culi (co-fondatrice del Forum Indipendente della Donna Albanese) però, ci fa sapere che nel suo Paese ci sono molte donne coraggiose, che si battono per difendere la propria dignità e per affermare la propria persona. Di queste nessuno parla, così come accade in Messico dove, ci informa Sara Lovera Lopez (fondatrice della Red Periodistas con Vision de Genero), fare il mestiere del giornalista è molto pericoloso. Questo Paese, infatti, è ai primi posti per gli omicidi e gli abusi commessi contro i giornalisti; nella maggior parte dei casi sono coinvolti gli organi di governo. Nonostante l’alto rischio per sé e per la propria famiglia, le giornaliste messicane continuano a praticare la loro professione con tenacia e passione. “La rivoluzione delle Gelsomine”, così titola l’articolo di Béatrice Toulon (Lesnouvelles) sulla rivolta in Tunisia, che Nella Condorelli, Presidente del Dipartimento dei Diritti e Pari Opportunità ASR, ha premura di leggere: «Viste alla televisione, le manifestazioni di queste ultime settimane in Tunisia sembravano principalmente un affare di uomini. Come per qualsiasi paese arabo, bisognava scrutare a fondo lo schermo per trovare un volto femminile in azione. […] “Non erano in prima fila per i rischi di violenza – mi spiega un’amica tunisina per telefono -, tutti avevamo molta paura dei poliziotti in borghese in giro ovunque. Ma le donne sono totalmente presenti nella rivoluzione dei gelsomini, e le giovani ne sono entusiaste”». Scopriamo un significativo contributo femminile anche nella rivolta che ha portato alla caduta del governo di Mubarak. «Le donne hanno svolto lo stesso ruolo propulsivo che avevano avuto le manifestanti scese in piazza nel 1919 contro il colonialismo» ci tiene a sottolineare Randa Adel Achmawi, giornalista egiziana per Al Ahram. Un ruolo che le donne potranno ancora svolgere nel futuro se il Paese sceglierà di proseguire sulla via della modernizzazione. «Certo nominare presidente una donna probabilmente è un’aspettativa troppo alta, per il momento, ma il solo fatto che la questione sia argomento di dibattito interno tra la componente più conservatrice e quella più moderata dei Fratelli Musulmani, è sintomo di un cambiamento profondo dell’Egitto». Si potrebbe parlare di un ribaltamento del rapporto insegnante/alunno tra le due sponde del Mediterraneo. A tal proposito Alessandra Mancuso, giornalista del tg1, ha posto l’accento su come «le donne nordafricane abbiano dato alle italiane una bella lezione per quanto riguarda la laicità e la dignità della donna». Parlando delle giornaliste del Medio Oriente Santo Della Volpe, giornalista del tg3, elogia la loro capacità di essere sul campo, sempre in prima linea: il fatto che le donne facciano le giornaliste, è segnale indicativo del livello di democrazia e partecipazione all’informazione di quella società. Qualità peculiare dell’ottica di genere, è la capacità di porre attenzione alla quotidianità: una qualità che consente alla notizia di acquisire una connotazione diversa, ad esempio, dal solito carattere politico (come accade per la questione della Libia, affrontata dai media italiani esclusivamente dal punto di vista dell’allarme sbarchi). Si necessita di una pluralità di punti di vista nell’informazione in generale e poi nell’informazione sulle donne in particolare. L’immagine della donna che si lascia in eredità ai giovani non può essere solo nella chiave di vittima (di stupri e violenze) o di oggetto. «Negli Stati Uniti» fa sapere in videoconferenza Giovanna Botteri, corrispondente da New York per il tg1 «anche qui ci sono i grandi fatti di cronaca e le immagini di donne-oggetto (ad esempio Paris Hilton), ma si trova anche la donna che intervista Gheddafi». C’è bisogno, quindi della donna protagonista dei grandi come dei piccoli fatti: nell’informazione manca la quotidianità del mondo femminile. «C’è bisogno di far sentire voci diverse e raccontare storie diverse». Bisognerebbe rivedere un po’ il modo di fare informazione: dai contenuti al linguaggio, come propone Adriana Terzo, giornalista, che scaglia la propria denuncia contro un utilizzo discriminatorio dei termini. Dalla protesta alla proposta. Alida Castelli, Consigliera di Parità della Regione Lazio, dal canto suo denuncia la mancanza di una memoria storica delle conquiste che con fatica le donne hanno ottenuto lottando negli anni. Per evitare che scompaia la memoria anche di questo incontro, la convention si è conclusa con l’idea di promuovere una cooperazione tra giornaliste, associazioni femminili e istituzioni, che dia dei frutti concreti. A tal proposito risulta strategico ampliare e rafforzare la Red Mediterrania e allo stesso tempo avvalorarla con una Carta delle Giornaliste del Mediterraneo, perché come dice Gioia Di Cristofaro Longo, presidente dello Sportello Donne e Media Commissione Nazionale Parità: «Non dobbiamo sottovalutare ciò che facciamo, anzi dobbiamo avvalorarlo e curarne i risultati». È importante fare alleanza con le altre giornaliste senza perdere il proprio pensiero e anzi trovare una sponda su cui farlo vivere. A tal proposito essa ritiene che questa Carta debba dare indicazioni su come inserire l’informazione sulla donna: un’informazione misurata, che passa contenuti innovativi e che offre una pluralità dell’immagine della donna. «È stato approvato il nuovo Contratto Nazionale di Servizio Rai» fa sapere la giornalista Alessandra Mancuso «il contenuto non è ancora noto, ma la presenza del Comitato delle Pari Opportunità, fa sperare in una rappresentazione più corretta della figura femminile». L’invito alla cooperazione e alla diffusione di una nuova immagine della donna viene anche da Silvia Costa, europarlamentare, che propone di creare una sorta di filo conduttore tra le varie iniziative che avranno luogo l’8 marzo nei diversi Paesi dell’Europa e del bacino del Mediterraneo, così da potersi sentire parte di un unico corpus. Da parte sua, essa si preoccuperà di trasmettere sul sito del Parlamento europeo le immagini delle donne egiziane che per quella data hanno deciso di scendere nuovamente in piazza per continuare a far sentire la propria voce. È l’ora di raccontare le donne dal nostro punto di vista: donne che lavorano e che insieme alle altre vogliono fare cose concrete. |
L'informazione è femmina. InterventiMARIA ANGELES ROQUE. Segretaria Generale IEMED
MONTSERRAT MINOBIS. Presidente RED MEDITERANIA
MARCELLA CORSI. www.ingenere.it
GABRIELLA CIMS. Promotrice Appello Donne e Media
DONATELLA VISCONTI. Responsabile Fondazione Marisa Bellisario Lazio
CLAUDIA PADOVANI. Global Monitoring Media Project
SILVIA GARAMBOIS. INPGI
MARIA GABRIELLA GUIDETTI. Osservatorio Choisir
LAURA FRATI GUCCI (Presidente AIDDA)
CRISTINA FRAGA. AMECO Press Madrid
ROBERTA BALZOTTI. Presidente Commissione Etica e Qualità dell'Informazione ASR
MARCELLE PADOVANI. Le Nouvel Observateur
SERENA DINELLI. Coordinatrice Gruppo di lavoro su Media, Donne e Stereotipi dell'Associazione Pari e Dispare
FRANCA CIPRIANI. Consigliera di Parità Provincia di Roma
COSTANZA FANELLI. Presidente Consorzio Casa Internazionale delle Donne di Roma
ADRIANA VALENTE. Appello Non Considero Normale
ROSANNA OLIVA. Presidente Associazione Aspettare Stanca
KATIA IPPASO. Associazione Filomena La Rete delle Donne
ADRIANA TERZO. Giornalista
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